mercoledì 11 novembre 2009

La croce ci rappresenta tutti!

Nel marzo del 1988, più di vent'anni fa, la Corte Europea dei diritti dell'uomo si pronuncia: «No al crocifisso nelle scuole!», il 22 marzo su l'Unità appare un articolo firmato da Natalia Ginzburg. Un articolo ancora attuale oggi.
Ecco la versione integrale:
QUELLA CROCE CI RAPPRESENTA TUTTI
di Natalia Ginzburg

Dicono che il crocifisso debba essere tolto dalle aule della scuola.
Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso.
La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese.
Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione.
Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi.
Mi sembra una perdita.
Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto.
Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza.
I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. È vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato.
Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti.
Non può essere obbligatorio appenderlo.
Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo.
Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole.
Dovrebbe essere una libera scelta.
Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini.
Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire.
A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire.
Il crocifisso in classe non può essere altro che l'espressione di un desiderio.
I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati.
L'ora di religione è una prepotenza politica. È una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perchè vi si deve insegnare la religione cattolica?
Ma il crocifisso non insegna nulla.
Tace.
L'ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell'ora e quelli che si alzano e se ne vanno.
Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
Tace.
È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.
La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?
Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo".
O vogliamo forse smettere di dire così?
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.
È muto e silenzioso.
C'è stato sempre.
Per i cattolici, è un simbolo religioso.
Per altri, può essere niente, una parte dei muro.
E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti.
I diritti delle minoranze vanno rispettati.
Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei.
Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei?
Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?
Il crocifisso è il segno del dolore umano.
La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze.
La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.
Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio.
Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo.
Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea dei prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine.
È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.

Come mai li rappresenta tutti?
Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.
E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti.
A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.
Gesù Cristo ha portato la croce.
A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura.
A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero.
Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare.
Questo dice il crocifisso.
Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici.
Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto "ama il prossimo come te stesso".
Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana.
Sono la chiave di tutto.
Sono il contrario di tutte le guerre.
Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa.
Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade.
Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole?
Sono l'esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo.
Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto.
Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro.
Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno.
Cristo ha detto anche: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati".
Quando e dove saranno saziati?
In cielo, dicono i credenti.
Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti.
Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio.
Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti.
Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate.
Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l'integrità e la sincerità della propria fede.
Io credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici.
Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti.
Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no.
Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare.
Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte.
Soffrono di cose di cui nessuno soffre.
Amano magari il crocifisso e non sanno perché.
Amano vederlo sulla parete.
Certe volte non credono a nulla.
È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.

sabato 7 novembre 2009

Quanti chilometri di amori al mondo

amori a cavalcioni sui muretti si sfiniscono di baci
con un'ansia dolce e il cuore rotto,
amori incatenati sulle moto vanno scoppiettando
incontro al mare con il costume sotto,
amori delle ultime file
che all'uscita dei cinema ancora hanno i volti accesi
amori dei gelati di aprile
benedetti dal sole come panni stesi
amori sbullonati in riva al bar sulle lambrette
che aspettano un'estate nuova e azzurra e un'altra storia
amori rifugiati in fondo a un tram di gente che ritorna
occhi impigliati s'imparano a memoria
amori di domenica al centro
angeli e santi che piombano giù da chiese di carbone
amori che l'inverno ha rinchiuso dentro
per terra si rigirano in una canzone
amori lunghi di tramontana
si accompagnano e bevono eccitati le scale in un sorso
amori dentro sciarpe di lana
tuffati nelle strade degli amori in corso
amori di mare
quando la pelle s'increspa e ha paura
sono una cosa sola con le stelle
e il velluto di una notte scura
amori, che sono nati quando è nato il vento
che spoglia il cielo degli ultimi colori
ed un intero giorno che tramonta e se ne va più lento
amori, eterni come l'acqua alle fontane
e i giorni sono un po' più lunghi e si esce fuori
a respirare gli orizzonti e le montagne pi lontane
amori sotto vuoto dentro le cabine e un sole
che va giù insieme al gettone parlano con le mani
amori corsi a ripararsi al buio dei portoni
si scrollano la pioggia dai capelli come i cani
amori dei vernice sui muri
quando la campana fa volare i ragazzi di scuola
amori a un ballo come canguri
cuori mischiati su una pista di stagnola
amori sfumati nel vento
in auto gonfie di musica e di sere accelerate
amori matti che si corrono dietro
e si sdraiano ad asciugare le anime bagnate
amore di neve
quando l'aria impazzisce di bianco
e tra le braccia quel senso d'amore
che ci consuma e ci fa il cuore stanco
amori, quanti chilometri di amori al mondo
un po' smarriti in questo traffico di cuori
così diversi così uguali di una vita o di un secondo
amori, che sono vivi in questo stesso istante
che mi confonde in altri giorni e in altri odori
adesso che non ti conosco adesso che tu sei distante
amori, mille miliardi nell'universo
mille miliardi di stelle e di dolori
adesso che ancor prima di trovarti forse ti ho già perso

[Claudio Baglioni, Amori in corso]

giovedì 5 novembre 2009

Messico e nuvole

Lei è bella lo so
e passato del tempo ed io
ce l'ho nel sangue ancor.
Io vorrei io vorrei
ritornare laggiù da lei ma so che non andrò.
Questo è un amore di contrabbando
meglio star qui seduto a guardare il cielo davanti a me.
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho.
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho.

Intorno a lei intorno a lei la chitarra risuonerà
per quanto tempo ancor.
E il mio amore per lei
i suoi passi accompagnerà
nel bene e nel dolor.
Questo è un amore di contrabbando
meglio star qui seduto a guardare il cielo davanti a me.
Messico e nuvole
la faccia triste dell’America
il soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho.
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho.

Chi lo sa come fa per la gente che va più in là a pronunciare
si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si, si,
si, si, si, si, si, si, si, si, si.
Mentre sa che è già
Provvisorio amore che
C’è si ma forse no, no
Queste son situazioni di contrabbando
meglio star qui seduto a guardare il cielo davanti a me.
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho
Messico e nuvole
la faccia triste dell'America
il vento soffia la sua armonica
e voglia di piangere ho.

mercoledì 4 novembre 2009

Newyorkesi a letto la domenica mattina

Il simpatico fotografo 26enne, Jacob Pritchard, ha realizzato una serie di scatti, soggetto i suoi amici dal titolo "Pictures in bed" (foto nel letto), sembrano scatti per l'Ikea, l'inquadratura è fissa sul soffito, l'obiettivo centra il materasso e i soggetti sono ripresi nell'intimità del proprio letto: durante le coccole, al computer, addormentati, col gatto.
Tutti gli scatti riprendono una domenica mattina qualsiasi di alcuni giovani newyorkesi.
Molto originale e divertente.

martedì 3 novembre 2009

Le ballerine di Degas

Edgar Degas amava dipingere le ballerine, e rimaneva per ore ad osservarle alle lezioni di danza.
La "classe di danza" è il suo dipinto che preferisco, un olio su tela, del 1871-74, attualmente conservato al Musée d'Orsay di Parigi.
È una delle prime opere di Edgar a trattare questo tema a lui caro, rappresenta un gruppo di giovani danzatrici ad una lezione tenuta da un anziano maestro.
Degas ferma l'attimo, un attimo a caso della lezione di danza, le espressioni delle giovani sono naturali e spontanee, alcune chiacchierano sullo sfondo, altre si distraggono, una sulla sinistra si gratta la schiena.
Lo scorcio è spazioso, di nuovo casuale, fotografico, i colori sono delicati e sembra di viverli, come sembra di poter sentire i materiali, dal parquet ai tulle vaporosi, ai rasi lucidi.
Edgar non si stancherà mai di dipingere ballerine, neanche quando, quasi cieco, sceglierà la scultura per continuare a sentire con le sue mani le forme delle cose.
Dirà: «Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso»
Degas era pignolo: «Bisogna giudicare come massimo risultato non ciò che si è già realizzato, bensì ciò che si potrà realizzare in futuro. Diversamente è proprio inutile lavorare»
«Ho passato tutta la vita a provare»
«Ho visto cose bellissime, grazie alla diversa prospettiva suggerita dalla mia perenne insoddisfazione, e quel che mi consola ancora, è che non smetto di osservare»
«Il disegno non è la forma, è la maniera di vedere la forma»

lunedì 2 novembre 2009

Nuvole e lenzuola

Ore che
Lente e inesorabili
Attraversano il silenzio
Del mio cielo
Per poi nascondersi
Ad un tratto
Dietro nuvole
Che straziano il sereno
Sentirle riaffiorare
Quando tutto
Sembra aver trovato il giusto peso
Aver la voglia
Di rubarle al tempo
Per potergli dare
Tutto un altro senso
Distratto, stupido e testardo
Come sempre provo a farlo
Ho deciso di fermarlo
Per poterti avere ancora
Non dire una parola
Sperando che non se ne accorga
Ho strappato via anche l’ultima mezz’ora
Pensando che sia l’unica maniera
Per sentirti qui vicino ancora
Sempre più stupido e testardo
Come sempre torno a farlo
E di nuovo per fermarlo
E poterti dire
Ancora
Tra nuvole e lenzuola
Non FARLO PER UN’ ORA
Non farlo mai per ora
E stringimi allora
Tra nuvole e lenzuola
Non dire una parola
Non dire una parola

Ore
Che lente
E inossidabili
Attraversano il silenzio del mio cielo
E si nascondono ad un tratto
Dietro nuvole
Che straziano il sereno
Le senti riaffiorare quando tutto
Tutto sembra aver trovato il giusto peso
Aver la voglia di rubarle al tempo
Per potergli dare ancora un altro senso ancora
Stringimi allora
Tra nuvole e lenzuola
Non DIRE UNA PAROLA
Non farlo mai per ora
Abbracciami ancora
Tra nuvole e lenzuola

Non dire una parola
Non dire una parola

Ore
Che lente
E inossidabili
Attraversano il silenzio del mio cielo
E si nascondono ad un tratto
Dietro nuvole
Che straziano il sereno
Le senti riaffiorare quando tutto
Sembra aver trovato il giusto peso
Aver la voglia di rubarle al tempo
Per potergli dare ancora un altro senso ancora

[Negramaro, Nuvole e lenzuola]

domenica 1 novembre 2009

Qualcosa di fragile come le storie passate...

E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos’era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il tintinnare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell’epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d’avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d'avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: “Con chi sarà?” In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un’emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

[Francesco Guccini, Farewell]

martedì 20 ottobre 2009

Prendi un sorriso

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.


Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.


Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.


Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

[M. Gandhi]

giovedì 15 ottobre 2009

Come può Dio permettere tragedie e sciagure?

"Come può Dio permettere che avvengano tragedie e sciagure nel mondo?"

Risponde Jane Clacson, una ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers.

"Io credo che Dio sia profondamente rattristato
da questo male che c'è,
proprio quanto lo siamo noi.
Ma per anni gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole,
di andarsene dal nostro governo,
di andarsene dalle nostre vite.
Ed essendo Lui, quel gentiluomo che è,
io credo che Egli con calma si sia fatto da parte,
anche se continua ad amarci nonostante tutto.
Come possiamo sperare di notare che Dio ci dona ogni giorno
la Sua benedizione e la Sua protezione
se Gli diciamo: «Lasciaci soli»?

Tutto iniziò una ventina di anni fa

quando
Madeleine Murray O' Hare ottenne
che non fosse più consentita alcuna preghiera
nelle nostre scuole americane,
e noi le abbiamo detto OK.

Poi qualcuno disse
«È meglio non leggere la Bibbia nelle scuole»,
la stessa Bibbia che dice non uccidere,
non rubare, ama il prossimo tuo come te stesso;
e noi gli abbiamo detto OK.

Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto
che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli
se si comportano male perché la loro personalità viene deviata
e potremmo arrecare danno alla loro autostima,
noi abbiamo pensato
«un esperto sa di che cosa sta parlando»
e così gli abbiamo detto OK.

Poi qualcuno ha detto che sarebbe opportuno
che insegnanti e presidi non puniscano i nostri figli
quando si comportano male,
e noi gli abbiamo detto OK.

Poi alcuni politici hanno detto

«non è importante ciò che facciamo in privato
purché facciamo il nostro lavoro»
e d'accordo con loro,
noi abbiamo detto OK.

Poi qualcuno ha detto

«Il presepe non deve offendere le minoranze»,
così nel famoso museo di Madame Tussaud di Londra,
al posto di Maria e Giuseppe
hanno messo la Spice Girl Victoria e Beckham
e noi abbiamo detto OK.

Poi qualcuno ha detto

«Stampiamo riviste con fotografie di donne nude
e chiamiamo tutto ciò "salutare apprezzamento
per la bellezza del corpo femminile"»
e noi gli abbiamo detto OK.

Ora ci chiediamo come mai
i nostri figli non hanno coscienza
e non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
Probabilmente, se ci pensiamo bene,
noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato.

Buffo com'è semplice per la gente
gettare Dio nell'immondizia
e meravigliarsi
perché il mondo sta andando in rovina.

Buffo come crediamo
a quello che dicono i giornali,
ma contestiamo ciò che dice la Bibbia.

Buffo come tutti vogliono andare in Paradiso,
ma al tempo stesso non vogliono credere,
pensare e fare niente di ciò che dice la Bibbia.

Buffo come si mandino ogni giorno via mail
migliaia di barzellette che si propagano come un incendio
ma quando si comincia a mandare messaggi che riguardano il Signore,
le persone ci pensano due volte a scambiarseli.

Buffo come tutto ciò che è indecente, scabroso, volgare e osceno
circoli liberamente ovunque
mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse
sia a scuole che sui posti di lavoro.

Buffo come a Natale nelle scuole la recita per i genitori
non possa più essere sulla natività
ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney.

Buffo come si stia a casa dal lavoro per una festività religiosa,
e non si conosca nemmeno quale sia la ricorrenza.

Buffo come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica,
mentre è di fatto un cristiano invisibile durante il resto della settimana.

Buffo che quando si deva inoltrare un messaggio come questo
tu non ne dia una copia a molti di quelli che sono nella tua lista degli indirizzi
perché non sei sicuro del loro credo o di cosa penseranno di te
per il fatto di averglielo mandato.

Buffo come posso essere più preoccupato di ciò che pensa la gente di me
piuttosto di ciò che Dio pensa di me.

martedì 13 ottobre 2009

Non importa cosa dicono...

lunedì 12 ottobre 2009

Paris di notte

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso

Il secondo per vederti gli occhi
L' ultimo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo fra le braccia.


[Jacques Prèvert, Paris di notte]

mercoledì 7 ottobre 2009

Se io potrò impedire

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena.

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

[Emily Dickinson]

martedì 6 ottobre 2009

L'insegnante saggio

Nessuno può rivelarvi nulla
se non ciò che già si trova
in stato di dormiveglia
nell'albeggiare della nostra conoscenza.

L'insegnante che avanza nell'ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà alla soglia della vostra mente.

[Kahlil Gibran]

venerdì 2 ottobre 2009

Amate!

Tutto sarà salvato,
se voi saprete amare.
Non un giorno, di passaggio,
ma intensamente,
per lungo tempo...
e per tutti i giorni, sempre.

Non scoraggiatevi,
non rinunciate,
non desistete.
Voi siete sicuri
di aver ragione,
perché il domani siete voi.

Non ascoltate
i vili che,
per tradire più comodamente
il loro dovere,
vi diranno:
"non serve a nulla".

Ridete in faccia
agli scettici, ai prudenti, ai maligni,
a coloro che
mettono la loro vita in conserva
e vanno in pensione
fin da quando sono ancora in fasce.

Applaudite o denunciate,
ammirate o indignatevi,
ma non siate mai neutrali,
indifferenti, passivi, rassegnati.
Fate della vostra vita
qualcosa che vale.

Tutto l'amore seminato,
presto o tardi,
fiorirà.

[Raul Follereau]

giovedì 1 ottobre 2009

Discorso agli studenti [Barack Obama]

So che per molti di voi questo è il primo giorno di scuola.
E per chi è all’asilo o all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di nervosismo è comprensibile.
Immagino che tra voi ci siano dei veterani a cui manca solo un anno per concludere gli studi e quindi contenti. E, non importa a quale classe siate iscritti, qualcuno tra voi probabilmente sta pensando con nostalgia all’estate e rimpiange di non aver potuto dormire un po’ di più stamattina.
So cosa vuol dire.
Quando ero giovane la mia famiglia visse in Indonesia per qualche anno e mia madre non aveva abbastanza denaro per mandarmi alla scuola che frequentavano tutti i ragazzini americani. Così decise di darmi lei stessa delle lezioni extra, dal lunedì al venerdì alle 4,30 di mattina.
Ora, io non ero proprio felice di alzarmi così presto.
Il più delle volte mi addormentavo al tavolo della cucina.
Ma ogni volta quando mi lamentavo mia madre mi dava un’occhiata delle sue e diceva:
«Anche per me non è un picnic, ragazzo».
Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione.
E ho molto parlato di responsabilità.
Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi.
Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv.
Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano.
Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.
Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione.
Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi.
Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire.
Avete la responsabilità di scoprirlo.
Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione.
Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe d’inglese.
Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari tanto da saper mettere a punto il prossimo iPhone o una nuova medicina o un vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la vostra classe di scienze.
Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco.
Non è solo importante per voi e per il vostro futuro.
Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno.
Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro.
Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere l’ambiente.
Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione più corretta e più libera.
Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e faranno fiorire l’economia.
So che non è sempre facile far bene a scuola.
So che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi sui compiti e sull’apprendimento.
Mi è successo, so com’è.
Mio padre lasciò la famiglia quando avevo due anni e sono stato allevato da una madre single che lottava ogni giorno per pagare i conti e non sempre riusciva a darci quello che avevano gli altri ragazzi.
Spesso sentivo la mancanza di mio padre.
A volte mi sentivo solo e pensavo che non ce l’avrei fatta.
Non ero sempre così concentrato come avrei dovuto.
Ho fatto cose di cui non vado fiero e sono finito nei guai.
E la mia vita avrebbe potuto facilmente prendere una brutta piega.
Ma sono stato fortunato.
Ho avuto un sacco di seconde possibilità e l’opportunità di andare al college e alla scuola di legge e seguire i miei sogni.
Qualcuno di voi potrebbe non godere di questi vantaggi.
Può essere che nella vostra vita non ci siano adulti che vi appoggiano quanto avete bisogno.
Magari nelle vostre famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca.
O vivete in un quartiere poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate.
Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita – il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare – non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo.
Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.
Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro.
Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del volontariato.
Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un ambiente sicuro per studiare e imparare.
Potreste decidere di avere più cura di voi stessi per rendere di più e imparare meglio.
E in tutto questo, spero vi laviate molto le mani e ve ne stiate a casa se non state bene in modo da evitare il più possibile il contagio dell’influenza quest’inverno.
Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate.
So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality.
Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.
Non vi piacerà tutto quello che studiate.
Non farete amicizia con tutti i professori.
Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali.
E non avrete necessariamente successo al primo tentativo.
È giusto così.
Alcune tra le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi fallimenti.
Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte prima di essere finalmente pubblicato.
Michael Jordan fu espulso dalla squadra di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di canestri durante la sua carriera.
Ma una volta disse: «Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».
Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando.
Non sei mai un grande atleta la prima volta che tenti un nuovo sport.
Non azzecchi mai ogni nota la prima volta che canti una canzone.
Occorre fare esercizio.
Con la scuola è lo stesso.
Può capitare di dover fare e rifare un esercizio di matematica prima di risolverlo o di dover leggere e rileggere qualcosa prima di capirlo, o dover scrivere e riscrivere qualcosa prima che vada bene.
La storia dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il proprio meglio.
È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero una rivoluzione per fondare questa nazione.
Di quelli che sedevano al vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra mondiale.
Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna.
Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google, Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.
Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo?
Quali problemi risolverete?
Quali scoperte farete?
Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa dirà che avrete fatto per questo Paese?
Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste domande.
Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e computer, tutto il necessario al vostro apprendimento.
Ma anche voi dovete fare la vostra parte.
Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà.
Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate.
Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi.
Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi.
Rendeteci orgogliosi di voi.
So che potete farlo.

[Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d'America]

martedì 29 settembre 2009

Essere felice con te

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,


Il mondo è oggi la mia anima

canto e sabbia,
il mondo oggi è la tua bocca,

lasciatemi sulla tua bocca
e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché si,

perché respiro e perché respiri,

essere felice perché tocco il tuo ginocchio

ed è come se toccassi la pelle azzurra
del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice con l’erba
e la sabbia
essere felice con l’aria e la terra,

essere felice con te,
con la tua bocca,


essere felice.

[Pablo Neruda]

martedì 22 settembre 2009

La luce di un annuncio

Domenico Beccafumi è un grandissimo pittore manierista.
Il manierismo è uno "stile" italiano che si sviluppa attorno al 1520, i manieristi si ispirano e si fanno influenzare dalla "maniera" dei grandi artisti precendenti: Raffaello e soprattutto Michelangelo, poi con il sacco di Roma del 1527 gli artisti fuggono dalla capitale e diffondono la maniera in tutta Italia: Perin del Vaga e Beccafumi vanno a Genova, Rosso Fiorentino in Francia, Polidoro da Caravaggio va a Napoli, Parmigianino in Emilia, Giulio Romano a Mantova.
Il primo a usare il termine maniera è Vasari nelle Vite, i manieristi si caratterizzano per composizioni molto particolari ed elaborate, distorsioni delle linee prospettiche, figure serpentinate, bizzarre disposizioni dei soggetti, usi forti delle luci che sottolineano movimenti ed espressioni anche in modo forzato, grande espressività e varietà delle pose dei personaggi rappresentati, a volte innaturali, drappi elaborati, colori artefatti.
Domenico nasce a Montaperti nel 1486, il padre Giacomo era un contadino al servizio del notaio Beccafumi della Repubblica senese.
Ed è proprio lui a intuire il talendo di Domenico, a spingerlo a studiare e adargli il suo cognome.
Nel 1510 Domenico va a Roma per studiare le opere dei grandi, Michelangelo lavorava alla cappella Sistina, Raffaello alle stanze Vaticane.
Resta a Roma per un paio di anni prima di tornare nella sua amata Siena dove decora le facciate di alcuni palazzi, affresca la cappella della Madonna del Manto e altre importanti commissioni.
Il manierismo si nota nei movimenti delle figure, nelle espressioni, nei contrasti cromatici violenti.
Decora il Duomo di Siena e ottiene grosse commissioni.
Una delle sue ultime opere è l'Annunciazione, attribuitagli solo nei primi anni del Novecento, una tela splendida, di alta qualità cromatica e luministica.
C'è chi ha definito quest'Annunciazione un gioiello della pittura italiana.
Un angelo immateriale, leggiadro, compare alla Vergine annunciandole che sarà madre di Cristo, è evidente la ripresa di Michelangelo sebbene la luce sia protagonista nel mostrare e nel nascondere, spettacolari le espressioni: la serenità dell'angelo e il timore composto della giovane Maria davanti alle parole importanti che sente.
Anche le pose sono manieriste: lo scorcio innaturale di lui, la distorsione di lei, bellissima la luce, quasi magica, che abbraccia le due figure senza mostrare altro dell'interno domestico, solo i due protagonisti, senza distogliere l'attenzione su particolari che non ci interesserebbero, è una luce calda, quasi divina, illumina soprattutto i volti perché i volti sono ciò che più mostra le emozioni e gli stati d'animo, è una luce sovrannaturale che fa risplendere Maria e l'angelo di qualcosa che non è terreno, che non è una luce naturale.
Poi sullo sfondo una luce diversa, solare, più morbida e meno forte, ci mostra un paesaggio senese, uno scorcio di campagna toscana.
La mancanza di luce nasconde, la presenza di luce rivela.

Ma l'Annunciazione del Beccafumi è anche ricca di simboli raffinati che richiamano la tradizione: il giglio è simbolo della purezza, la colomba dello Spirito Santo, la luce della salvezza.

lunedì 21 settembre 2009

«Resta di stucco, è un barbatrucco...»

Barbapapà è una serie a fumetti pubblicata in Francia nel 1970 da cui è stata ricavata una serie televisiva indirizzata ai bambini ma che tratta temi complessi come l'ecologia, e un film d'animazione nel 1978, poi tradotti in diverse lingue in tutto il mondo.
Barbapapà nasce per caso, in un bistrò parigino, dalla fantasia di una coppia
: Annette Tison, designer, e Talus Taylor, insegnante di matematica.
Il protagonista è Barbapapà, un grosso blob rosa, che un mattino nasce spuntando dal terreno di una casetta di periferia spaventando gli adulti ma divertendo i bambini, Francesco e Carlotta, e diventando loro amico e compagno di giochi.
La caratteristica peculiare di Barbapapà è quella di modellare il suo corpo
assumendo qualsiasi forma di cosa o animale, trasformazione sempre accompagnata dalla frase tormentone: "Resta di stucco: è un barbatrucco". Inizialmente Barbapapà viene emarginato poi riuscirà a guadagnarsi la fiducia e l'affetto anche degli adulti e non solo dei bambini.
Barbapapà però inizia a soffrire la solitudine e decide quindi di partire per un
poetico viaggio alla ricerca di una "Barbamamma", dopo aver girato per tutto il mondo ed essere tornato a casa sconsolato, un giorno, dallo stesso giardino da cui è misteriosamente spuntato, nasce anche la Barbamamma dalle forme più tonde ed aggraziate, di colore nero e con una vezzosa coroncina di fiori in testa.
In poco tempo Barbapapà e Barbamamma
decidono di crearsi una famiglia e depongono le uova nello stesso giardino da cui spunteranno 7 barbabebé, ognuno con una caratteristica ben definita: Barbabella è viola, vanitosa, ama i gioielli e i profumi e odia gli insetti; Barbaforte è rosso, sportivo, combattivo e ribelle, ama improvvisarsi detective; Barbalalla è verde, ama la musica e suona diversi strumenti, ama le piante e l'ecologia; Barbottina è arancione, intellettuale, porta gli occhiali e ama leggere, intelligente e ironica; Barbazoo è giallo, ecologista convinto, ama la natura e conosce tutti gli animali e le piante, i vari tipi di clima e i problemi che causa l'inquinamento; Barbabravo è blu, scienziato e inventore; ma chiaramente il mio preferito non poteva che essere Barbabarba che è nero e peloso, artista, imbratta la sua pelliccia coi colori che usa per dipingere.
Il nome di Barbapapà deriva dall'espressione francese «Barbe à papa», che significa "zucchero filato". Le voci italiane dei Barbapapà sono quelle di Claudio Lippi per tutti i personaggi maschili della serie, e Orietta Berti per i personaggi femminili.
La serie ha anche influenzato la lingua italiana introducendo un neologismo assai diffuso: "barbatrucco".

domenica 13 settembre 2009

Riscopri te stesso

Riapri te stesso a te stesso,
ridonati.
Riscopri cosa significa
vivere per comprenderti.
Sei un universo infinito,
un poliedro dai mille lati.
Non credere, pur nella tua adulta età,
di esserti scoperto tutto,
di esserti presentato a te stesso
in ogni tuo aspetto.
Non credere di conoscere tutto,
di saper ormai come “gira il mondo”,
perché potrai solo trovare mille e mille
esperienze che convalidano la tua ignoranza.
Spesso dietro alla facile, scontata conoscenza
dall’”ambiente” filtrata sta solo una
grossa e ben orchestrata bugia,
o una mezza, grossolana verità.
Sappi svelare ciò che è troppo
ben impacchettato, ciò che è servito
con voci sbrigative e belanti come pecore.
Sappi trovare il coraggio di
cercare la tua verità,
la troverai quando sarà il tuo cuore
a vibrare con essa
anche se probabilmente questa
non viaggerà all’unisono con la “voce dominante”.
Abbi il coraggio di essere un soprano
ed elevare la tua voce
perché si possa sentire
e non sia calpestata o soppressa
dal belato del coro collettivo.
Facile non è saper prendere la propria via
soprattutto se in solitudine,
ma solo questa è la via della
consapevolezza,
solo su questa strada
tortuosa ma ricca di sapore,
di scoperta, di meraviglia,
potrai giungere
a riabbracciare le anime
incarnate con il tuo timbro
ormai svelato e reso riconoscibile
dalla ricerca al di là del dato per scontato.

sabato 5 settembre 2009

Per il mio cuore

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.

Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano
e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

[Pablo Neruda, Per il mio cuore]

venerdì 4 settembre 2009

Sull'amore

Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.

Amore per noi stessi e per il nostro destino,
affettuosa adesione ciò che l'Imperscrutabile
vuole fare di noi anche quando
non siamo ancora in grado di vederlo
e di comprenderlo -
questo è ciò a cui tendiamo.

[Hermann Hesse]