sabato 30 maggio 2009

Amore maturo

L'amore immaturo dice:
«Ti amo perché ho bisogno di te!»


L'amore maturo dice:
«Ho bisogno di te perché ti amo!»


[Erich Fromm
]

giovedì 28 maggio 2009

Dio e il silenzio

L’acqua che cade in una brocca vuota fa molto rumore.

Quando però il livello dell’acqua aumenta,
il rumore si attenua sempre più, fino a sparire del tutto
allorché il vaso è colmo.
Molti... non si sentono a loro agio nel silenzio.
Affidano il tutto alle parole.
E non si rendono conto
che unicamente il silenzio esprime il tutto
(per dire il niente ci voglio tante parole …).

Il silenzio è pienezza.
Stare in silenzio, nella preghiera,
equivale a stare in ascolto.
Proprio come gli alberi che, nel bosco,
captano messaggi segreti portati dal vento.
Il silenzio è la lingua del mistero.
Non ci può essere adorazione senza silenzio.
Il silenzio è rivelazione.
Il silenzio è il linguaggio della profondità.
Direi che il silenzio non rappresenta tanto l’altra faccia della Parola,
ma è Parola esso stesso.

Dopo aver parlato,
Dio tace, ed esige da noi il silenzio,
non perché la comunicazione sia terminata,
ma perché restano altre cose da dire,
altre confidenze,
che possono essere espresse unicamente dal silenzio.

Le realtà più segrete vengono affidate al silenzio.

Il silenzio è il linguaggio dell’amore.

Il Signore lascia dire ai libri,
agli individui che parlano a nome Suo.
Lui, però, sta dietro alle pagine e alle parole, taciturno.
Aspetta che quelli abbiano finito,
perché tu ti accorga del tuo Suo silenzio e capisca,
attraverso il silenzio, ciò che di essenziale c’è da capire.

Quello è il Suo modo più convincente di spiegarsi.

Se le parole di Dio non risuonano come silenzio,
non sono nemmeno parole di Dio.

Dio tace di fronte alle tue domande,
non interviene nei “colloqui” di cui tanto ti compiaci,
non dice nulla neppure delle sciocchezze che fai.
Sembra che Dio non abbia nulla da dire,
non voglia sapere nulla.

In realtà, Lui ti parla tacendo,
e ti ascolta senza sentirti.
Non per nulla i veri uomini di Dio sono dei solitari e dei taciturni.
Chi si avvicina a Lui,
si allontana necessariamente dalle chiacchiere e dal rumore.
E chi Lo trova,
normalmente non ritrova più le parole.
Fare silenzio, in certi casi,
non vuole dire semplicemente sospendere il parlare,
ma disimparare a parlare.
La vicinanza di Dio ammutolisce.
La luce è esplosione di silenzio.
Prega, dunque nel silenzio.
Prega col silenzio.
Prega il silenzio.

Il silenzio rappresenta il rito più bello,
la liturgia più grandiosa.

… e se proprio non puoi fare a meno di parlare,
accetta tuttavia che le tue parole vengano inghiottite
nella profondità del silenzio di Dio.

[S. Agostino]

lunedì 25 maggio 2009

Henri Matisse e i suoi toni selvaggi

Henri Matisse può essere sicuramente considerato uno dei più famosi artisti del secolo scorso, noto per essere stato l'esponente di maggior spicco della corrente artistica dei Fauves.
Henri Émile Benoît Matisse nasce a Le Cateau-Cambrésis il 31 dicembre 1869, cresce nella Francia del nord dove i suoi genitori sono proprietari di una fabbrica di sementi.
Nel 1887 lascia la famiglia per la capitale dove si trasferisce per studiare legge, mantenendosi come impiegato, inizia in quegli anni a dipingere in un momento di convalescenza.
Amerà definire la pittura: "una sorta di Paradiso".
Il padre disapprova fortemente il suo dedicarsi all'arte che considera solo una distrazione e un capriccio, ma Henri persevera e prende lezioni dall'accdemico William-Adolphe Bouguereau e da Gustave Moreau.
Inizialmente i suoi temi rappresentano nature morte e paesaggi, ed Henri ottiene un certo successo di critica e pubblico.
Poi conosce i lavori degli impressionisti, e di Van Gogh e il suo stile si trasforma, apprezza Cézanne, Gauguin, Signac, l'arte giapponese.
Il tema dei suoi quadri diventa presto il colore, inizialmente tende anche al Pointillisme.
Nel 1894 da una relazione con una modella, ha una figlia, Marguerite, qualche anno dopo sposa un'altra modella da cui ha altri due figli.
Conosce Derain, appiattisce le forme, violenta il disegno e le sagome e l'espressione domina su tutto il resto, i colori diventano violenti, spesso contrastano solo per esprimere emozioni senza coerenza coi soggetti rappresentati.
Lui, Derain, Braque, Dufy e Vlaminck vengono denominati "Fauves", bestie selvagge, Moreau è considerato il loro ispiratore, il professore che spinge i suoi studenti a pensare al di fuori degli schemi, oltre la forma, per seguire le proprie visioni.
Henri è soggetto di molte critiche, ma quando i Fauves decadono nei primi anni del '900 lui conosce un momento di grande fama e riconoscimenti.
Lavora nel quartiere di Montparnasse, frequenta collezionisti importanti, incontra Pablo Picasso, suo rivale e poi amico.
Apre un'Accademia dove insegnava gratuitamente ai giovani parigini, nel 1917 si trasferisce in Costa Azzurra, i suoi dipinti sembrano più tranquilli, rilassati, i colori ammorbiditi, molti lo accusano di essere diventato superficiale, un semplice decoratore di superfici.
Negli anni '30 continua a semplificare e realizza La danza, un grande murale.
In quel periodo si separa dalla moglie e si ammala di cancro, inizia ad usare la sedia a rotelle, si dedica a grandi collages, detti gouaches découpés.
Nel 1947 pubblicò Jazz, un libro di pensieri e stampe a colori di collage, in quegli anni lavora come grafico e illustratore per diversi libri.
Henri muore nel 1954 per un attacco cardiaco, ha 84 anni.

[Odalisca con Magnolia, 1923, collezione privata]

domenica 24 maggio 2009

Berthe, grande pittrice però donna

Berthe Marie Pauline Morisot nasce a Bourges il 14 gennaio 1841, i genitori da subito incoraggiano il suo amore per l'arte e per il disegno e accolgono i suoi amici pittori.
Berthe ha talento ma, in quanto donna, non viene accettata all’Ecole des Beaux-Arts quindi studia privatamente presso lo studio di un pittore accademico, qui conosce Corot che la porta a dipingere all’aperto.
Espone al Salon del 1864 e a quelli successivi, posa per Manet che le dedica una decina di ritratti e l'avvia all'impressionismo regalandole un tratto più sciolto, disinvolto, spontaneo.
La tavolozza di Berthe privilegia il bianco, a volte arricchito da sfumature pastello, altre da colori intensi e vivaci contrapposti a sfondi scuri e ad effetti di trasparenze.
Anche Berthe, come le altre artiste, deve lottare contro i pregiudizi di chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice, contro le difficoltà di dipingere all’aperto o in luoghi pubblici, infatti Berthe predilige interni e scene domestiche, più alla sua portata.
Opere meravigliose le sue, nonostante la scelta dei temi le sia dettata dal maschilismo imperante dell'epoca, opere poetiche, delicate, intime, i suoi soggetti sono interiorizzati, analizzati nell'anima.
Nel 1874 Berthe sposa Eugène Manet, fratello di Edouard, e nello stesso anno, Berthe riesce anche ad esporre - unica donna - nello studio del fotografo Nadar, alla prima mostra impressionista, ed è presente anche a tutte le successive, a eccezione di quella del 1879, a causa della nascita della sua bimba: Julie.
Berthe finanzia l’ultima edizione, del 1886, in cui seleziona gli artisti.
Espone con successo sia in Francia che negli Stati Uniti e diviene una delle personalità del gruppo impressionista, la sua casa è luogo di ritrovo per musicisti, pittori e letterati.
Berthe dipinge fino alla morte per problemi ai polmoni, il 2 marzo 1895, a 54 anni, a Parigi.
Sebbene sia stata una delle migliori dell'epoca, sul suo certificato di morte, è identificata come “senza professione” a causa dell'impossibilità per una donna di essere considerata artista.

sabato 23 maggio 2009

La dolcezza di Mary Cassatt

Mary Stevenson Cassatt nasce ad Allegheny, vicino a Pittsburgh in Pennsylvania, il 22 maggio 1844, di famiglia benestante, il padre Robert è agente di cambio e la madre, Katherine viene da una famiglia di ricchi banchieri e hanno insieme sette figli ma due muoiono in giovanissima età.
La famiglia si trasferisce presto a Philadelphia dove Mary inizia a frequentare la scuola locale, viaggia molto fin da bambina, in Europa vede le grandi capitali: Londra, Parigi e Berlino, impara il francese e il tedesco, studia musica e disegno, a cui si appassiona.
Nel 1855, all'esposizione universale di Parigi conosce Ingres, Delacroix, Corot e Courbet e vede le opere di Degas e Pissarro.
Decide di diventare pittrice e puntualmente la famiglia si oppone, preoccupata per l'ambiente anticonformista che la ragazzina inizia a frequentare, Mary inizia a studiare pittura a 15 anni all'Academy of the Fine Arts di Philadelphia.
Insofferente ai ritmi lenti degli studi e all'atteggiamento maschilista dell'ambiente, Mary nel 1866 interrompe gli studi e decisa a fare dell'arte la sua professione, si trasferisce a Parigi insieme ad alcune amiche, in Francia la situazione non migliora: le donne non possono essere ammesse all'École des Beaux-Arts, ma Mary non si arrende e studia prendendo lezioni private. Passa ore al Louvre a copiare le opere esposte visto che non le è consentito nemmeno frequentare i café, proprio al Louvre la sua amica Elizabeth Jane Gardner conosce il pittore dell'Accademia William-Adolphe Bouguereau che poi sposerà.
Mary ama i soggetti romantici e i paesaggi urbani, fa gite in campagna dove disegna dal vivo, nel 1868 un suo dipinto viene accettato al Salon di Parigi.
A Parigi l'arte sta cambiando ma Mary continua a lavorare secondo lo stile tradizionale e i suoi lavori continuano ad essere accettati al Salon.
Negli anni Settanta torna negli Stati Uniti, il padre continua ad opporsi alla sua carriera, Mary espone due suoi dipinti in una galleria di New York ma non trova compratori e, frustrata, pensa di abbandonare la pittura e trovare in qualche altro modo l'indipendenza economica.
Torna in Europa, ha successo al Salon del 1872 e trova un acquirente, va in Italia, a Madrid e Siviglia, poi si stabilisce in Francia dove divide un appartamento con una sorella.
Critica i Salon e la loro ricerca di opere di gusto convenzionale, in polemica coi Salon e l'Accademia, che rifiutano diverse sue opere, viene invitata da Edgar Degas a mostrare i suoi lavori agli Impressionisti, lei resta profondamente colpita dalla sua arte e da quella del gruppo.
Mary stabilisce che il matrimonio è incompatibile con la sua carriera e la sua modella preferita, la sorella Lydia, muore nel 1882, lasciandola incapace di lavorare per il dolore.
Ma grazie all'amico Degas riprende a dipingere e si dedica anche all'acquaforte.
Mary espone con gli impressionisti e la critica è impietosa anche con lei.
Inizia a dedicarsi ad uno dei suoi temi preferiti: la madre col figlio, soggetti teneri e intimi, attratta dalla semplicità, dall'arte giapponese, dai colori a pastello delicati e luminosi, lavora molto, gli impressionisti si sciolgono e lei resta in contatto con Renoir, Monet e Pissarro.
Smette di sperimentare, non apprezza le nuove correnti artistiche come il post-impressionismo, il fauvismo e il cubismo e riprende a viaggiare, si ammala di diabete e reumatismi, rallenta il ritmo finchè diventata quasi cieca, è costretta a smettere di dipingere
Muore il 14 giugno 1926 in un paesino vicino a Parigi.

[Il bagno, 1893, olio su tela, Art Institute of Chicago]

giovedì 21 maggio 2009

La felicità

Sole, brilla adesso dentro al cuore,
vento, porta via da me fatiche e cure!
Gioia più profonda non conosco sulla terra,
che l'essere per via nell'ampia vastità.

Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.

Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finché senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico.

[Hermann Hesse, La felicità, versi e pensieri]

domenica 17 maggio 2009

Perchè tu possa ascoltarmi

Perchè tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

[Pablo Neruda]

venerdì 15 maggio 2009

Berenice Abbot, un'anatra che si avvicina all'acqua

Berenice Abbott nasce a Springfield, nell'Ohio, il 17 luglio 1898, cresce con la madre divorziata e si iscrive alla Ohio State University, che però abbandona all'inizio del 1918, anno in cui si trasferisce con gli amici dell'università a New York, al Greenwich Village, dove inizialmente trova ospitalità presso l'anarchico Havel.
La Abbott condivide poi una grande casa nella Greenwich Avenue insieme ad altre persone tra cui la scrittrice Djuna Barnes, il filosofo Kenneth Burke ed il critico letterario Malcolm Cowley.
Attorno agli anni '20 studia scultura, conosce Man Ray e Sadakichi Hartmann, rischia di morire a causa di un'influenza spagnola.
Berenice all'inizio della carriera è aperta e disinibita ma più tardi diventa più prudente e non parla pubblicamente della sua vita privata, né della sua sessualità, anche se la relazione più lunga della sua vita è quella con Elizabeth McCausland.
Nel 1921 va in Europa, studia scultura a Parigi e Berlino, pubblica delle poesie, due anni più tardi inizia ad interessarsi alla fotografia grazie a Man Ray che era alla ricerca di qualcuno che non sapesse assolutamente niente di fotografia e facesse quindi solo quello che gli veniva detto.
Berenice diventa così assistente di Man Ray alla camera oscura nello studio di Montparnasse.
Lui è subito impressionato dai lavori di lei e le permette di usare il suo studio.
La prima mostra personale di Berenice è del 1926, in seguito avvia un suo studio a Parigi in Rue du Bac, studia fotografia a Berlino e fa ritorno a Parigi nel 1927 quando avvia un secondo studio, in Rue Servandoni.
Si concentra sulle persone del mondo artistico e letterario come Jean Cocteau, James Joyce e persone di passaggio in città.
Man Ray la introduce alla fotografia di Eugène Atget di cui diventa ammiratrice profonda, e gli fa un ritratto prima della morte.
Inizia a fotografare New York nel 1929, in quegli anni si trasferisce in un loft al Greenwich Village insieme alla critica d'arte Elizabeth McCausland, sua compagna, con cui vive fino alla morte di questa nel 1965.
La Abbott fotografa New York City con la stessa attenzione ai dettagli e la diligenza che aveva appreso dalla carriera di Eugène Atget tanto che la sua opera ha fornito una cronaca storica di molti edifici e isolati oggi demoliti di Manhattan.
Nel 1947 dà vita alla "House of Photography" per promuovere e vendere alcune delle sue invenzioni.
La sua fotografia ha uno stile diretto, questo la spinge a produrre una serie di fotografie per un libro di testo di fisica per le scuole superiori.
Negli anni '50 viaggia con la compagna dalla Florida al Maine fotografando le piccole cittadine, migliaia di negativi.
Un intervento ai polmoni causato dall'inquinamento di New York la spinge a comprare una casa diroccata nel Maine, sistematola, vi rimane fino alla sua morte nel 1991.
La Abbott sottolineava l'importanza di avere fotografie non manipolate né per quanto riguarda il soggetto, né per quanto riguarda il processo di sviluppo.
Muore a Monson il 9 dicembre 1991.

«Mi avvicinai alla fotografia come un'anatra si avvicina all'acqua. Non ho mai voluto fare niente altro». [Berenice Abbot]

martedì 12 maggio 2009

Marie Curie: "Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire"

Marie Skłodowska nasce a Varsavia il 7 novembre 1867, inizia a studiare con il padre da autodidatta, poi prosegue all'Università della Sorbona di Parigi, dove si laurea in chimica e fisica.
È la prima donna ad insegnare in un'università, e proprio alla Sorbona Marie incontrerà Pierre Curie, docente, che sposerà.
Maria Skłodowska si dedica alla misurazione della radiazione dell'uranio mediante la piezoelettricità, scoperta dal marito Pierre in collaborazione con il fratello Jacques, facendo ionizzare l'aria tra due elettrodi e provocando il passaggio di una piccola corrente di cui misurava l'intensità in rapporto alla pressione su un cristallo necessaria a produrre un'altra corrente tale da bilanciare la prima. Tale sistema funzionò e il marito Pierre abbandonò il suo lavoro per affiancare Maria nelle ricerche.
Nel 1903 insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel, Maria è la prima donna a ricevere il Nobel per la fisica.
Nel 1911 riceve un altro Nobel, questa volta per la chimica.
Con una mossa insolita, Marie intenzionalmente non deposita il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, preferendo lasciarlo libero affinché la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza ostacoli, in maniera tale da favorire il progresso in questo settore scientifico.
Rimasta vedova, Marie ha una relazione col fisico Paul Langevin, sposato, e viene criticata dalla stampa dell'epoca ma negli anni '20 va negli Stati Uniti per raccogliere fondi per continuare le sue ricerche e viene accolta in modo trionfale.
Fonda a Parigi l'Istituto del Radio, noto come Istituto Curie.
Nel 1934 muore a Passy, probabilmente ammalata di leucemia dovuta all'esposizione massiccia alle radiazioni durante i suoi lunghi anni di lavoro.
Dal 1995 il suo corpo riposa sotto la cupola del Pantheon di Parigi in segno di onore per i suoi meriti.

domenica 10 maggio 2009

Maria, la mamma celeste

Maria è il nome della madre di Gesù, venerata come Santissima Madre di Dio dai cattolici e dagli ortodossi, Santa per gli anglicani, i luterani e i protestanti, non per i musulmani che però le dedicano una sura nel Corano.
Di Maria si parla nel Nuovo Testamento, soprattutto nel Vangelo di Luca, che racconta della sua vita a Nazaret, in Galilea, poi che, promessa sposa di Giuseppe, riceve la visita dell'arcangelo Gabriele e l'annuncio che avrebbe partorito il Figlio di Dio. Che aiuta la cugina Elisabetta, anziana e incinta di sei mesi, che va a Betlemme per il censimento, insieme a Giuseppe, suo marito, e partorisce in un riparo - forse una stalla - suo figlio Gesù, come aveva prescritto l'arcangelo Gabriele, si parla del canto degli angeli e della visita dei pastori e poi dei Magi.
Maria è figlia di Anna e Gioacchino, che la concepiscono in tarda età, dopo una vita sterile, ignobile per il tempo, visto che era considerato peccato non fare figli. Maria abita coi genitori a Gerusalemme poi viene data in sposa a Giuseppe, miracolosamente designato dalla fioritura di una verga.
Maria è la Madre dei credenti, testimone della vita del Figlio, simbolo di fedeltà, mediatrice di tutte le grazie presso Gesù, vista come immagine della Chiesa che in sé custodisce il Cristo e come modello di imitazione, mediatrice tra Dio e l'umanità e "Madre di Dio".
La Sua figura è oggetto di dogmi comuni alle Chiese orientali e occidentali: la sua Nascita verginale e il concepimento di Gesù senza padre umano; la Verginità perpetua; l'Immacolata Concezione per cui è nata senza il peccato originale; l'Assunzione per cui Maria non muore ma viene ricevuta in cielo, e quindi è considerata aver partecipato anticipatamente alla resurrezione di tutti i cristiani alla fine dei tempi.
I cattolici Le si rivolgono chiamandola in modi diversi: Madonna (dal latino mea domina, "mia signora"), Maria Vergine, Maria Immacolata, Maria Assunta, Maria Ausiliatrice, Maria Consolata; molte anche le preghiere che le vengono rivolte, su tutte l'Ave Maria, in cui nella prima parte si ripete il saluto dell'angelo al momento dell'annunciazione e quello di Elisabetta all'inizio della visitazione.
Diverse sono le feste dedicateLe durante l'Anno liturgico della Chiesa cattolica, tra cui ricordiamo: il 1° gennaio si celebra Maria Santissima Madre di Dio; il 23 gennaio lo Sposalizio di Maria con san Giuseppe; l'11 febbraio Nostra Signora di Lourdes; il 13 maggio Nostra Signora di Fatima; il 24 maggio Maria Ausiliatrice; iI Sabato dopo la Pentecoste festeggiamo il Cuore Immacolato di Maria; il 15 agosto l'Assunzione di Maria; l'8 settembre la Sua Natività; il 12 settembre il Suo Santissimo Nome; il 21 novembre la Presentazione della Beata Vergine Maria; il 27 novembre Nostra Signora della Medaglia Miracolosa; l'8 dicembre l'Immacolata Concezione; il 10 dicembre la Beata Vergine di Loreto.
I protestanti ritengono eccessiva l'enfasi data alla Sua figura dai cattolici oltre che inconciliabile con la dottrina di Gesù, unico Mediatore tra Dio e l'uomo. Lutero accettando l'Annunciazione, la Visitazione e la Purificazione di Maria, non riconosce l'Assunzione.
I testimoni di Geova attenendosi alla lettera al testo evangelico, ritengono che Maria concepì virginalmente Gesù però ebbe altri figli da Giuseppe, nei vangeli si parlerebbe infatti di "fratelli" di Gesù e a tal proposito grandi sono le controversie se siano fratelli carnali o solamente parenti stretti.
I musulmani venerano Maria ma non la considerano Madre di Dio perché Gesù per loro è solo un profeta, Le dedicano la Sura XIX del Corano, e nel Corano la figura di Maria (Maryam) è preminente sulle altre figure femminili, viene ricordata più volte ed è l'unica donna citata con un nome proprio, i musulmani la chiamano anche Sayyida, che vuol dire "Signora, Padrona" e corrisponde circa al nostro "Madonna".
Maria comunica con gli uomini anche attraverso le diverse apparizioni, tra cui a Lourdes l'11 febbraio 1858, a Fatima nel 1917, a Medjugorje nel 1981.

Dice Papa Giovanni Paolo I: «È impossibile concepire la nostra vita, la vita della Chiesa, senza il rosario, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna».
Giovanni Bosco: «È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria» e «Maria non fa le cose solo per metà».
Francesco di Sales: «In ogni momento, in ogni circostanza, facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il suo amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virtù, abbiamo per Lei un sincero cuore di figli».
Papa Giovanni Paolo II: «Maria si pone tra suo Figlio e gli uomini nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze. Si pone "in mezzo", cioè fa da mediatrice non come un'estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può – anzi "ha il diritto" – di far presente al Figlio i bisogni degli uomini».
Papa Benedetto XVI: «Maria ama ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la sua attenzione su coloro che, come il Figlio suo nell'ora della Passione, sono in preda alla sofferenza; li ama semplicemente perché sono suoi figli, secondo la volontà di Cristo sulla Croce» e «Quando recitiamo la corona, Maria ci offre il suo cuore e il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù».
Maurizio di Gesù Bambino: «Maria è sempre alla ricerca di persone semplici con cui dialogare».
Chiara Lubich: «Se noi avremo il cuore di una madre o, più precisamente, se ci proporremo di avere il cuore della Madre per eccellenza: Maria, saremo sempre pronti ad amare».
Padre Pio: «Abbandoniamoci come bambini nelle braccia della Mamma Celeste».
Infine Dante Le dedica una straordinaria preghiera nell'ultimo Canto del Paradiso della sua Divina Commedia (Paradiso XXXIII, 1-21): «Vergine Madre, figlia del tuo figlio, / umile e alta più che creatura, / termine fisso d'etterno consiglio, / tu se' colei che l'umana natura / nobilitasti sì, che 'l suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura. /
Nel ventre tuo si raccese l'amore, / per lo cui caldo ne l'etterna pace / così è germinato questo fiore. / Qui se' a noi meridiana face / di caritate, e giuso, intra ' mortali, / se' di speranza fontana vivace. / Donna, se' tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre / sua disianza vuol volar sanz'ali. / La tua benignità non pur soccorre / a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. / In te misericordia, in te pietate, / in te magnificenza, in te s'aduna / quantunque in creatura è di bontate»

[Nell'immagine: Botticelli, Magnificat]

venerdì 8 maggio 2009

Madre Teresa di Calcutta

Agnes Gonxha Bojaxhiu nasce a Skopje, in Macedonia, il 26 agosto 1910, da una famiglia benestante, cattolica, di origini albanesi. Agnes ha solo 8 anni quando suo padre muore e la sua famiglia soffre di gravi difficoltà economiche.
A quattordici anni partecipa a gruppi caritativi organizzati dalla parrocchia e a diciotto anni decide di prendere i voti entrando nelle Suore della Carità, nel 1929 viene mandata in Irlanda per la prima parte del suo noviziato e nel 1931, a ventun anni, dopo aver preso i voti,
ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux assume il nome di Maria Teresa e parte per l'India per completare i suoi studi.
Diventa insegnante in un collegio cattolico di un sobborgo di Calcutta frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni inglesi. Negli anni che trascorse alla St. Mary si distingue per le capacità organizzative e nel 1944 diventa direttrice.
L'incontro con la povertà della periferia di Calcutta spinge Teresa ad una profonda riflessione interiore, ed ha - come scrisse nei suoi appunti - "una chiamata nella chiamata".
Nel 1948 ottiene dal Vaticano l'autorizzazione ad andare da sola a continuare la sua vita religiosa nella periferia della metropoli e qui, due anni più tardi fonda la congregazione religiosa delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei "più poveri dei poveri" e "di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono rifuggite da tutti".
Da subito viene seguita da dodici ragazze, molte sono sue ex allieve.
La loro divisa è un semplice sari bianco a strisce azzurre, il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio.
La sede della congregazione è un piccolo fabbricato, Casa Kalighat per i morenti, dono dell'arcidiocesi di Calcutta.
Presto Teresa apre un altro ospedale, il Nirmal Hriday (Cuore Puro) e una casa per lebbrosi, la Shanti Nagar (Città della Pace) e un orfanotrofio.
Molte persone si uniscono a Teresa e alle Missionarie della Carità e molte donazioni iniziano ad arrivare anche dall'Occidente.
Nel 1965, Papa Paolo VI concede alle Missionarie della Carità il titolo di "congregazione di diritto pontificio" e la possibilità di espandersi anche fuori dall'India, così nel 1967 viene aperta una casa in Venezuela, poi altre case in Africa, Asia, Europa e negli Stati Uniti.
Nel 1979 a Teresa viene riconosciuto il Premio Nobel per la Pace e lei rifiuta il banchetto per i vincitori chiedendo che i soldi venissero destinati ai poveri di Calcutta affermando che "le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo".
Nel corso degli anni ottanta nasce l'amicizia fra Madre Teresa e Papa Giovanni Paolo II che si ricambiano visite reciproche e grazie al Pontefice vengono aperte tre case a Roma. Nel 1989 purtroppo le condizioni di Teresa peggiorano, un infarto, una grave polmonite e seri problemi cardiaci la costringono a dimettersi da superiora dell'Ordine anche se viene rieletta all'unanimità e lei accetta il risultato rimanendo alla guida della congregazione.
Nel 1996 cade rompendosi la clavicola e nel 1997 lascia definitivamente la guida delle Missionarie della Carità, incontra per l'ultima volta Giovanni Paolo II prima di rientrare a Calcutta e morire il 5 settembre a ottantasette anni.
L'India le riserva grandiosi funerali di Stato cui partecipano le autorità del mondo intero che rimane profondamente colpito dalla perdita della grande suorina.
Javier Pérez de Cuéllar, Segretario delle Nazioni Unite dichiara: "Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo".
Il Primo Ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, dichiara che Madre Teresa era "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi. La sua lunga vita di devozione alla cura dei poveri, dei malati e degli svantaggiati è stata uno dei più grandi esempi di servizio alla nostra umanità." Nel 2003 si conclude il processo di beatificazione iniziato da Giovanni Paolo II, nel 2005 è iniziato il processo per la canonizzazione. Teresa scrive splendidi libri di spiritualità e preghiere e ottiene grandi riconoscimenti per la Pace, per la lotta alla povertà e alla miseria, viene nominata Cittadina Onoraria degli Stati Uniti, riceve diverse lauree ad honoris causa. Nel 2002 il Vaticano ha riconosciuto come miracolo di Madre Teresa la guarigione di un tumore presente nell'addome di una donna indiana, Monica Besra, dopo l'applicazione sulla zona colpita dal tumore di un ciondolo con l'immagine di Madre Teresa. Monica Besra affermò che un fascio di luce fuoriuscì dal ciondolo guarendole il tumore. Nell'ottobre del 2007 un sacerdote salesiano cinquantaseienne dell'India nord-orientale, dopo aver detto messa e pregato Madre Teresa, viene guarito da un calcolo all'uretra.
"Io sono come una piccola matita nelle mani di Dio, nient'altro. È Lui che pensa. È Lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter essere usata."

mercoledì 6 maggio 2009

Maria Montessori e la creatività dei bambini

Maria Montessori nasce il 31 agosto 1870 a Chiaravalle (AN), figlia di Alessandro e Renilde, pochi anni dopo la nascita, la sua famiglia si trasferisce a Roma, da poco divenuta capitale.
Da subito Maria manifesta interesse per la matematica, la biologia e le materie scientifiche, i genitori la vogliono insegnante ma Maria segue le sue aspirazioni e si iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza", nel 1896 è la prima donna medico dall'unità d'Italia
Nominata assistente alla clinica psichiatrica dell'università, si dedica al recupero dei bambini con problemi psichici.
S'interessa di letteratura scientifica francese, legge dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali e di esperimenti rieducativi di Jean Marc Itard, s'interessa alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato.
Si laurea in Filosofia e nel 1907 apre a Roma la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d'infanzia, si tratta di una casa speciale, non costruita per i bambini ma è una casa dei bambini. È ordinata in maniera tale che i bambini la sentano veramente come loro, nasce il movimento montessoriano, e nel 1924 la scuola magistrale Montessori e l'"opera Nazionale Montessori" di cui è Presidente onoraria.
Il suo pensiero pedagogico parte dallo studio dei bambini con problemi psichici, espandendosi poi allo studio dell'educazione per tutti i bambini, lei sosteneva che il metodo applicato su persone subnormali aveva effetti stimolanti anche se applicato all'educazione di bambini normali.
Il bambino è un essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali (come l'amore), che l'adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive.
L'adulto ha la tendenza a reprimere la personalità del bambino e spesso lo costringe a vivere in un ambiente di altra misura con ritmi di vita innaturali.
L'allievo deve essere quindi libero perché solo la libertà favorisce la creatività ma dalla libertà deve emergere la disciplina: un individuo disciplinato sa regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita.
Il periodo infantile è un periodo di enorme creatività, è una fase della vita in cui la mente del bambino assorbe le caratteristiche dell'ambiente circostante facendole proprie, crescendo per mezzo di esse, in modo naturale e spontaneo, senza dover compiere alcuno sforzo cognitivo.
La Montessori stravolge molte regole dell'educazione: i bambini subnormali vanno trattati con rispetto e vanno organizzate per loro delle attività didattiche, i bambini devono imparare a prendersi cura di se stessi e vanno incoraggiati a prendere decisioni autonome.
Maria critica la scuola tradizionale e il fatto che, in essa, tutto l'ambiente sia pensato a misura di adulto, in un ambiente così concepito, il bambino non si trova a suo agio e quindi nelle condizioni per poter agire spontaneamente.
Secondo Maria il bambino ha delle fasi di sviluppo ben delineate: fino a 3 anni ha una mente assorbente e la sua intelligenza opera inconsciamente assorbendo ogni dato ambientale. In questa fase si formano le strutture essenziali della personalità; dai 3 ai 6 anni inizia l'educazione prescolastica, e alla mente assorbente si associa la mente cosciente, il bambino organizza logicamente i contenuti mentali assorbiti.
Negli anni '30 trova difficoltà e incomprensioni a causa del regime fascista che la voleva trasformare in strumento di propaganda politica, e da parte del regime nazista che fa bruciare i suoi libri e la emargina.
Nel 1934 abbandona l'Italia a causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista, ma viaggia per diffondere le sue teorie educative e all'estero viene accolta con onori, infatti ancora oggi il metodo montessoriano è diffuso e utilizzato ampiamente all'estero.
Dice Maria: «Una volta o l'altra tutti dobbiamo morire. Per alcuni il momento viene prima, per altri dopo. Noi adesso pregheremo e chiederemo a Dio di guidarvi dovunque è destino che dobbiamo andare».
Muore il 6 maggio 1952 nella città di Noordwijk in Olanda.

martedì 5 maggio 2009

Pensare a quello che possiamo fare, e non temere niente. Attraversare le difficoltà senza paura.

Rita Levi-Montalcini nasce a Torino il 22 aprile 1909, due settimane fa compiva 100 anni, scienziata, premio Nobel per la medicina nel 1986, senatrice a vita dal 2001.
Rita studia medicina nella sua città natale, a soli 20 anni entra nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi dove inizia a studiare il sistema nervoso, si laurea nel 1936.
A causa delle leggi razziali del regime fascista, è costretta con Levi ad emigrare in Belgio, ma continua le sue ricerche in un laboratorio casalingo, ed è ospite dell’istituto di neurologia dell’Università di Bruxelles.
Nel 1940 torna a Torino dove sistema un laboratorio di fortuna in una casa vicino ad Asti, e continua a fare ricerca col suo maestro sullo sviluppo del sistema nervoso negli embrioni di pollo.
Nel 1947 è invitata a proseguire le sue ricerche alla Washington University dove rimane circa trent'anni, scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche, prosegue allora le sue ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione. Nel 1986 per questo viene insignita del Premio Nobel per la medicina.
Spesso Rita ripete della ricerca: «Credo di poter affermare che nella ricerca scientifica né il grado di intelligenza né la capacità di eseguire e portare a termine il compito intrapreso siano fattori essenziali per la riuscita e per la soddisfazione personale. Nell'uno e nell'altro contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare i problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero».
Negli anni '60 Rita dirige il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) e il Laboratorio di Biologia cellulare e a fine anni '70 decide di ritirarsi dall'incarico per "per raggiunti limiti d'età" pur continuando le sue ricerche per l'Istituto di Neurobiologia del CNR con la qualifica di superesperto.
Negli anni '90 presiede l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Oltre a vincere un Nobel ed essere nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riceve svariati riconoscimenti: diverse lauree honoris causa tra cui Università di Uppsala (Svezia), Weizmann-Rehovot (Israele), St. Mary (Usa), Università di Bologna e Bocconi (Milano), ha vinto il Premio Saint-Vincent, il Feltrinelli, e il premio "Albert Lasker" per la ricerca medica.
È molto attiva anche socialmente, contro le mine anti-uomo, poi per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società, e dal 1992 insieme alla sorella gemella Paola (1909-2001) con la Fondazione Levi Montalcini per la formazione e l'educazione delle giovani studentesse africane per creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese, dal 1998 con la sezione italiana di Green Cross International da lei fondata, è impegnata anche sulla prevenzione e le conseguenze ambientali e sociali delle guerre e dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali.
Ha scritto vari libri, tra cui "Senz'olio contro vento" (1996), "Elogio dell'imperfezione" (1999), "Cantico di una vita" (2000), "La galassia mente" (2001), "Tempo di mutamenti" (2002), "Abbi il coraggio di conoscere" (2004), "Rita Levi-Montalcini racconta la scuola ai ragazzi" (2007), "Cronologia di una Scoperta" (2009).
Tra le onorificenze, la Montalcini è Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, cittadina onoraria di Roma.
Dice Rita in occasione del suo 100° compleanno: «Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito. Io dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona».
E ancora: «Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente».

«I believe that the most important thing I have done in my life is to dedicate all the time possible to those in need. Because this is the most important thing one can do, the things which brings joy to living»

AUGURI RITA!

domenica 3 maggio 2009

Maggio, mese di Maria

Maggio è il mese di Maria, vincitrice sul peccato, preservata dalla colpa, madre di Cristo, Immacolata.
L'arte occidentale propone un'iconografia ben definita sia nei colori che nell'atteggiamento della Vergine.
Giovanni nell'Apocalisse la descrive come una "Donna rivestita di sole, con la luna sotto ai piedi e sul capo una corona di dodici stelle", insidiata da un drago.
L'iconografia dell'Immacolata si diffonde soprattutto in epoca barocca e in Italia e Spagna, bellissima la raffigurazione di Francisco de Zurbaràn, con Maria che si alza in cielo sulla mezza luna, avvolta in una veste candida che è un richiamo alla sua purezza e tutto intorno a lei si sprigiona una calda luce dorata, mentre la terra, in basso, è ancora avvolta nella notte.
Sulla testa la corona di dodici stelle che diventa anche allegoria della Chiesa ove le stelle rappresentano gli apostoli.

[Francisco de Zurbaràn, Immacolata Concezione, 1630-35, Siguenza, Museo Diocesano]

venerdì 1 maggio 2009

Che mondo meraviglioso!

I see trees of green, red roses too
Io vedo alberi verdi e anche rose rosse


I see them bloom for me and you
Li vedo sbocciare per me e per te


And I think to myself, what a wonderful world
E penso tra me, che mondo meraviglioso!


I see skies of blue and clouds of white
Vedo i cieli blui e nuvole bianche


The bright blessed day, the dark sacred night
Il chiaro e benedetto giorno e la sacra notte scura


And I think to myself, what a wonderful world
E penso tra me, che mondo meraviglioso!


The colours of the rainbow, so pretty in the sky
I colori dell'arcobaleno, così belli nel cielo


Are also on the faces of people going by
Si riflettono anche sui visi delle persone


I see friends shakin' hands, sayin' "How do you do?"
Vedo amici tenersi per mano, e dirsi
"Come stai?"

They're really saying "I love you"
Ma in realtà loro dicono "Ti amo"


I hear babies cryin', I watch them grow
Sento bambini piangere, Io li vedo crescere


They'll learn much more than I'll ever know
Loro impareranno molto più di quello che io so


And I think to myself, what a wonderful world
E penso tra me, che mondo meraviglioso


Yes, I think to myself, what a wonderful world
Sì penso tra me, che mondo meraviglioso


Oh yeah
Oh sì

[WHAT A WONDERFUL WORLD
Louis Armstrong]